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Quali sintomi può provocare?

La Sindrome del Giunto Pieloureterale non sempre provoca sintomi.

Quando presenti, i disturbi possono comprendere:

  • dolore al fianco o nella regione lombare;

  • dolore intermittente, talvolta associato all’assunzione di una grande quantità di liquidi;

  • infezioni delle vie urinarie ricorrenti;

  • presenza di sangue nelle urine;

  • nausea o disturbi addominali;

  • calcolosi renale.

In altri casi la diagnosi viene effettuata casualmente durante un’ecografia o un altro esame radiologico.

Come viene diagnosticata?

La diagnosi della Sindrome del Giunto Pieloureterale richiede una valutazione complessiva dell’anatomia e della funzionalità del rene.

Ecografia renale

L’ecografia permette di evidenziare la presenza e il grado di dilatazione delle cavità renali e rappresenta spesso il primo esame che porta al sospetto diagnostico.

Uro-TC

La TC, eventualmente con studio delle vie urinarie, consente di valutare in dettaglio l’anatomia del rene, della pelvi renale e dell’uretere.

Può inoltre evidenziare eventuali anomalie anatomiche, tra cui la presenza di vasi sanguigni che incrociano il giunto pieloureterale (crossing vessels).

Scintigrafia renale sequenziale

La scintigrafia renale è particolarmente importante perché permette di valutare contemporaneamente la funzione dei due reni e il loro effettivo drenaggio.

La decisione di procedere con un intervento chirurgico non si basa quindi esclusivamente sulla presenza di idronefrosi, ma sulla valutazione integrata dei dati clinici, radiologici e funzionali.

Quando è indicata la pieloplastica?

La pieloplastica può essere indicata quando l’ostruzione del giunto pieloureterale determina una significativa alterazione del drenaggio renale o è responsabile di manifestazioni cliniche.

Tra le possibili indicazioni rientrano:

  • ostruzione significativa del giunto pieloureterale;

  • progressivo peggioramento della funzione renale;

  • dolore attribuibile all’ostruzione;

  • infezioni urinarie ricorrenti;

  • progressione dell’idronefrosi;

  • episodi ricorrenti di calcolosi associati all’ostruzione;

  • alterazioni anatomiche che rendono improbabile una risoluzione spontanea dell’ostruzione.

La scelta del trattamento deve essere personalizzata sulla base dell’età del paziente, della funzione renale, dell’anatomia e delle caratteristiche dell’ostruzione.

Pieloplastica robotica: come si esegue?

La pieloplastica robot-assistita viene eseguita in anestesia generale attraverso piccoli accessi addominali.

Dopo aver raggiunto il rene e identificato il giunto pieloureterale, il chirurgo procede alla dissezione del tratto responsabile dell’ostruzione.

Nella tecnica dismembered, il segmento stenotico viene asportato e l’uretere viene successivamente ricostruito e nuovamente collegato alla pelvi renale attraverso una precisa anastomosi pieloureterale.

In molti casi viene posizionato temporaneamente uno stent ureterale (doppio J) per proteggere la ricostruzione durante la fase iniziale di guarigione.

Il principio della procedura può essere sintetizzato in tre passaggi:

rimuovere l’ostruzione → ricostruire il giunto → ripristinare il normale drenaggio del rene.

La parte tecnicamente più delicata dell’intervento è la realizzazione dell’anastomosi tra uretere e pelvi renale.

Video di una pieloplastica robotica eseguita dal Dr. Pini

Pieloplastica Transmesocolica in paziente obeso

In questa sezione è possibile visualizzare il video di un intervento di pieloplastica robot-assistita, eseguito con tecnica mini-invasiva.

L'accesso transmesocolico velocizza la procedura senza mobilizzare l'intestino.

Il video mostra alcune delle principali fasi della procedura, dalla dissezione del giunto pieloureterale fino alla ricostruzione e sutura dell’anastomosi pieloureterale.

La pieloplastica è un intervento di chirurgia ricostruttiva nel quale la precisione della dissezione e della sutura riveste un ruolo fondamentale.

La piattaforma robotica consente di lavorare in uno spazio anatomico ristretto con visione tridimensionale magnificata e strumenti articolati, facilitando l’esecuzione di una ricostruzione precisa.

Il video ha finalità esclusivamente medico-informative e contiene immagini chirurgiche reali.

Sindrome del Giunto Pieloureterale – TC

Sindrome del Giunto Pieloureterale – TC

Immagine TC che mostra la dilatazione delle cavità renali in presenza di un’ostruzione del giunto pieloureterale.

Postazione chirurgica (console)

Postazione chirurgica (console)

Il chirurgo, fisicamente lontano dal paziente, è comodamente seduto ad un pannello di controllo. La console è dotata di 2 joystics e diversi comandi azionabili con i piedi.

Robot daVinci modello XI (Intuitive

Robot daVinci modello XI (Intuitive

Il robot è dotato di 4 braccia e non opera da solo ma replica esattamente i gesti eseguiti dal chirurgo alla console.

Visione e comandi.

Visione e comandi.

Lo schermo consente una visione tridimensionale (3D – alta definizione) ed ingrandita 6-10 volte. I comandi permettono maggiore precisione, azzerando il tremore naturale delle mani.

​Pieloplastica Robotica

 

Chirurgia robot-assistita per la Sindrome del Giunto Pieloureterale

La pieloplastica robotica è un intervento di chirurgia ricostruttiva mini-invasiva indicato per il trattamento dell’ostruzione del giunto pieloureterale, una condizione nella quale il normale deflusso dell’urina dal rene all’uretere risulta ostacolato.

L’obiettivo dell’intervento è rimuovere il tratto responsabile dell’ostruzione e ricostruire il collegamento tra pelvi renale e uretere, ripristinando un adeguato drenaggio delle urine e preservando, quando possibile, la funzione renale.

La tecnica robot-assistita consente di eseguire questa complessa ricostruzione attraverso piccoli accessi, sfruttando la visione tridimensionale ad alta definizione e la precisione degli strumenti robotici.

La pieloplastica robotica rappresenta una delle principali applicazioni della chirurgia robotica nella chirurgia ricostruttiva delle vie urinarie.

Che cos’è la Sindrome del Giunto Pieloureterale?

Il giunto pieloureterale è il punto di passaggio tra la pelvi renale, la parte del rene che raccoglie l’urina, e l’uretere, il condotto che trasporta l’urina verso la vescica.

Quando questo passaggio è ristretto o presenta un’anomalia funzionale, l’urina può defluire con difficoltà dal rene.

Questa condizione viene definita Sindrome del Giunto Pieloureterale (UPJO – Ureteropelvic Junction Obstruction).

L’ostruzione può determinare una progressiva dilatazione delle cavità renali, chiamata idronefrosi, e nei casi più importanti può compromettere nel tempo la funzione del rene.

La sindrome può essere presente fin dall’infanzia oppure essere diagnosticata in età adulta, anche occasionalmente durante un esame ecografico o radiologico eseguito per altri motivi.​​

La tecnica di Anderson-Hynes

La tecnica più utilizzata per la ricostruzione del giunto pieloureterale è la pieloplastica dismembered secondo Anderson-Hynes.

La procedura prevede la resezione del tratto stenotico e la successiva ricostruzione del giunto mediante una nuova anastomosi tra pelvi renale e uretere.

La chirurgia robotica è particolarmente adatta a questo tipo di intervento perché permette di eseguire con grande precisione la dissezione e soprattutto la sutura intracorporea dell’anastomosi.

La tecnica di Anderson-Hynes rappresenta una procedura consolidata e un riferimento nella chirurgia dell’ostruzione del giunto pieloureterale.

Pieloplastica robotica transmesocolica

In alcuni pazienti, sulla base delle caratteristiche anatomiche, è possibile utilizzare un approccio transmesocolico.

Questo accesso consente di raggiungere direttamente il rene e il giunto pieloureterale attraverso il mesocolon, evitando, quando possibile, una mobilizzazione più estesa del colon.

La scelta dell’accesso viene effettuata individualmente in base all’anatomia del paziente, alla sede dell’ostruzione e ai rapporti con le strutture circostanti.

Pieloplastica nei casi complessi

Non tutte le ostruzioni del giunto pieloureterale presentano le stesse caratteristiche.

Alcuni pazienti presentano condizioni anatomiche particolarmente complesse, precedenti interventi chirurgici o una precedente pieloplastica non risolutiva.

In questi casi è necessaria una pianificazione chirurgica accurata e personalizzata.

Tra le situazioni più complesse rientrano:

  • pieloplastica redo, dopo un precedente intervento;

  • recidiva della stenosi del giunto;

  • importante fibrosi periureterale;

  • anomalie anatomiche del rene e delle vie urinarie;

  • presenza di crossing vessels;

  • precedenti interventi chirurgici addominali;

  • anatomia renale particolarmente complessa.

La chirurgia robotica può essere particolarmente utile in questi casi grazie alla visione magnificata e alla possibilità di effettuare dissezioni e ricostruzioni estremamente precise.

Pieloplastica Fenger

In situazioni anatomiche selezionate può essere possibile utilizzare una tecnica ricostruttiva differente, come la pieloplastica secondo Fenger.

Si tratta di una plastica del tratto stenotico che può essere presa in considerazione in particolari configurazioni anatomiche, quando non è necessario eseguire una resezione completa del giunto.

La scelta della tecnica ricostruttiva viene effettuata sulla base degli esami preoperatori e delle caratteristiche anatomiche riscontrate durante l’intervento.

Perché utilizzare la chirurgia robotica?

La pieloplastica può essere eseguita con tecnica open, laparoscopica o robot-assistita.

L’approccio mini-invasivo consente di eseguire la procedura attraverso piccoli accessi chirurgici, generalmente con un minore impatto sulla parete addominale rispetto alla chirurgia tradizionale.

La chirurgia robotica mantiene i principi della laparoscopia, aggiungendo una visione tridimensionale magnificata e strumenti articolati che consentono una grande precisione nei movimenti e nella sutura.

Durante la pieloplastica robotica il chirurgo dispone di:

  • visione tridimensionale ad alta definizione;

  • ingrandimento del campo operatorio;

  • strumenti articolati;

  • elevata precisione nei movimenti;

  • maggiore controllo durante la sutura dell’anastomosi.

È importante sottolineare che il robot non opera autonomamente: tutti i movimenti degli strumenti sono controllati direttamente dal chirurgo.

La mia esperienza nella chirurgia ricostruttiva robotica

La chirurgia ricostruttiva delle vie urinarie rappresenta una parte specifica della mia attività chirurgica.

Nel trattamento della Sindrome del Giunto Pieloureterale l’obiettivo non è semplicemente utilizzare la tecnologia robotica, ma individuare la strategia ricostruttiva più appropriata per ogni singolo paziente.

La valutazione preoperatoria è quindi fondamentale per comprendere:

  • la causa dell’ostruzione;

  • l’anatomia del giunto;

  • la presenza di eventuali crossing vessels;

  • la funzione renale;

  • la presenza di precedenti interventi;

  • l’eventuale necessità di una procedura di revisione.

Particolare attenzione viene riservata ai casi complessi e alle pieloplastiche redo, nei quali la precedente chirurgia può modificare significativamente l’anatomia e rendere la ricostruzione più complessa.

Il decorso dopo l’intervento

Il decorso postoperatorio varia in relazione alla complessità della procedura e alle condizioni generali del paziente.

Nella maggior parte dei casi il paziente può iniziare ad alimentarsi e mobilizzarsi precocemente.

Lo stent ureterale eventualmente posizionato durante l’intervento viene mantenuto temporaneamente e successivamente rimosso secondo le indicazioni del chirurgo.

Dopo l’intervento vengono programmati controlli clinici e strumentali per verificare la corretta risoluzione dell’ostruzione e il recupero del drenaggio renale.

Quali sono i risultati della pieloplastica?

La pieloplastica rappresenta un trattamento efficace dell’ostruzione del giunto pieloureterale, con elevate percentuali di successo nei pazienti adeguatamente selezionati.

L’obiettivo principale dell’intervento è risolvere l’ostruzione, migliorare il drenaggio delle urine e preservare la funzione renale.

Come per qualsiasi intervento chirurgico, esiste tuttavia la possibilità di complicanze o di persistenza o recidiva dell’ostruzione.

Per questo motivo la scelta del trattamento e il successivo follow-up rappresentano parti fondamentali del percorso terapeutico.

Domande frequenti (FAQ)

La pieloplastica robotica è dolorosa?

La tecnica mini-invasiva utilizza piccoli accessi chirurgici e generalmente consente un recupero meno impegnativo rispetto alla chirurgia a cielo aperto.

Quanto dura l’intervento?

La durata dipende dall’anatomia e dalla complessità del caso. Una pieloplastica primaria può avere una durata differente rispetto a una procedura redo o a una ricostruzione complessa.

È sempre necessario lo stent doppio J?

Lo stent viene frequentemente utilizzato per proteggere la ricostruzione durante la guarigione. La sua indicazione e la durata della permanenza vengono stabilite individualmente.

La pieloplastica può essere eseguita dopo un precedente intervento?

Sì. In caso di recidiva dell’ostruzione può essere necessario eseguire una pieloplastica redo.

Questi interventi richiedono una pianificazione particolarmente accurata perché la precedente chirurgia può determinare cicatrici e modificare l’anatomia dei tessuti.

L’idronefrosi scompare dopo l’intervento?

Non necessariamente. La dilatazione del sistema pielocaliceale può persistere anche dopo la risoluzione dell’ostruzione.

Il risultato deve quindi essere valutato attraverso il miglioramento del drenaggio e il successivo follow-up.

La funzione del rene può migliorare dopo la pieloplastica?

La risposta dipende dalla situazione di partenza e dal grado di compromissione renale preesistente.

L’obiettivo principale dell’intervento è eliminare l’ostruzione e preservare la funzione renale residua.

Quando è necessario rivolgersi a uno specialista?

Una valutazione urologica specialistica è particolarmente importante in presenza di:

  • idronefrosi persistente;

  • sospetta ostruzione del giunto pieloureterale;

  • dolore renale ricorrente;

  • infezioni urinarie associate a dilatazione delle vie urinarie;

  • riduzione della funzione di un rene;

  • precedente pieloplastica con persistenza o recidiva dell’ostruzione;

  • anatomia renale complessa.

La scelta tra osservazione, trattamento endoscopico e chirurgia ricostruttiva deve essere effettuata sulla base degli esami diagnostici e delle caratteristiche individuali del paziente.

Pieloplastica Robotica a Milano, Como e Reggio Emilia

Mi occupo di chirurgia urologica robot-assistita e di chirurgia ricostruttiva delle vie urinarie, con particolare attenzione ai casi complessi che richiedono una pianificazione chirurgica personalizzata.

La valutazione preoperatoria consente di definire la strategia più appropriata e di stabilire se la pieloplastica robotica rappresenti il trattamento indicato nel singolo caso.

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