iTind: trattamento mini-invasivo dell’ostruzione urinaria da IPB
Una procedura temporanea, senza impianto permanente
L’iTind è una tecnologia mini-invasiva per il trattamento dei sintomi urinari causati dall’iperplasia prostatica benigna (IPB).
Si tratta di un dispositivo temporaneo in nitinol che viene posizionato per alcuni giorni nella regione del collo vescicale e dell’uretra prostatica. Durante questo periodo esercita una pressione controllata sulle strutture che ostacolano il flusso urinario, favorendone il rimodellamento.
Al termine del trattamento il dispositivo viene rimosso: non rimane alcun impianto permanente.
Che cos’è l’iTind?
L’iTind è un Temporary Implantable Nitinol Device, cioè un dispositivo temporaneamente impiantabile realizzato in nitinol, una lega metallica con proprietà elastiche.
A differenza delle procedure che rimuovono direttamente il tessuto prostatico, l’iTind non esegue una resezione della prostata. Il dispositivo viene espanso nella zona cervico-prostatica e mantiene una pressione controllata per un periodo limitato, favorendo la creazione di nuovi canali di passaggio dell’urina.
Il dispositivo viene generalmente mantenuto in sede per 5–7 giorni, dopodiché viene rimosso.
Come funziona?
Il trattamento si basa su un meccanismo di rimodellamento meccanico.
Una volta posizionato, l’iTind esercita una pressione continua in punti specifici dell’uretra prostatica e del collo vescicale. Questo determina un rimodellamento dei tessuti che può aumentare il lume disponibile per il passaggio dell’urina.
Il trattamento non prevede la rimozione del tessuto prostatico e, al termine, il dispositivo viene completamente rimosso.
Come viene eseguita la procedura?
Il posizionamento viene effettuato per via endoscopica, attraverso l’uretra.
In sintesi:
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viene eseguita una valutazione endoscopica dell’uretra e della prostata;
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il dispositivo viene introdotto attraverso un cistoscopio;
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l’iTind viene posizionato nella regione prostatica;
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il dispositivo viene lasciato in sede per alcuni giorni;
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viene successivamente rimosso mediante una procedura endoscopica dedicata.
L’intero trattamento è quindi temporaneo e non comporta il posizionamento di uno stent permanente.
Per chi è indicato?
L’iTind è principalmente rivolto a uomini con sintomi delle basse vie urinarie (LUTS) correlati a ostruzione da IPB, adeguatamente valutati dal punto di vista clinico, anatomico e funzionale.
La selezione del paziente è fondamentale e deve tenere conto di:
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entità dei sintomi;
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grado di ostruzione;
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anatomia prostatica;
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volume e morfologia della prostata;
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presenza di lobo medio;
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funzione della vescica;
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precedenti trattamenti e risposta alla terapia farmacologica.
La procedura non è indicata indistintamente per tutti i pazienti con IPB e richiede una valutazione urologica personalizzata.
Quali sono i vantaggi?
Tra gli aspetti che rendono interessante questa tecnologia vi sono:
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assenza di un impianto permanente;
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trattamento temporaneo;
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approccio mini-invasivo;
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assenza di resezione del tessuto prostatico;
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possibilità di preservare maggiormente l’anatomia prostatica rispetto alle procedure demolitrici;
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recupero generalmente rapido della normale attività dopo la rimozione.
La scelta deve comunque essere individualizzata, confrontando i benefici attesi con le altre opzioni terapeutiche disponibili.
iTind e funzione sessuale
Uno degli aspetti di interesse delle procedure mini-invasive per l’IPB è la possibilità di limitare l’impatto sulla funzione sessuale.
L’iTind non prevede la rimozione del tessuto prostatico e non comporta un impianto permanente. Gli studi clinici hanno riportato una bassa incidenza di alterazioni della funzione eiaculatoria e sessuale, ma nessuna procedura è completamente priva di possibili effetti collaterali.
La funzione sessuale e le aspettative del paziente devono quindi essere considerate nella scelta del trattamento.
Quali sono gli effetti collaterali?
Come per qualsiasi procedura urologica, possono verificarsi effetti indesiderati.
Durante il periodo di permanenza del dispositivo possono comparire:
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bruciore o difficoltà a urinare;
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aumento della frequenza e dell’urgenza minzionale;
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sangue nelle urine;
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dolore o discomfort;
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infezione delle vie urinarie;
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ritenzione urinaria.
Gli eventi avversi sono generalmente correlati alla presenza temporanea del dispositivo e alla procedura endoscopica.
iTind, UroLift, Rezūm, TURP e HoLEP: quale scegliere?
Non esiste una procedura migliore in assoluto per tutti i pazienti.
L’iTind rappresenta una delle opzioni mini-invasive disponibili per il trattamento dell’ostruzione urinaria da IPB e deve essere confrontato con le alternative in relazione a:
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volume e anatomia prostatica;
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presenza di lobo medio;
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severità dell’ostruzione;
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entità del residuo post-minzionale;
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funzione detrusoriale;
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necessità di una riduzione più importante del tessuto prostatico;
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desiderio di preservare la funzione eiaculatoria;
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aspettative e preferenze del paziente.
In pazienti selezionati possono essere considerate anche altre procedure mini-invasive o endoscopiche, come UroLift, Rezūm, TURP, HoLEP e ThuLEP.
iTind nella sclerosi del collo vescicale
L’iTind può essere studiato in particolari condizioni di ostruzione cervico-uretrale, ma il suo utilizzo nella sclerosi del collo vescicale giovanile (sindrome di Marion) non deve essere considerato equivalente alle procedure endoscopiche di incisione del collo vescicale.
In questi pazienti la scelta terapeutica richiede una valutazione specialistica dell’anatomia, della dinamica minzionale e dell’eventuale componente fibrotica.
Una valutazione personalizzata è fondamentale
Prima di scegliere un trattamento per l’ostruzione urinaria è necessario identificare con precisione la causa dei sintomi e il tipo di ostruzione.
La valutazione può comprendere uroflussometria, ecografia con studio del residuo post-minzionale, valutazione prostatica ed eventualmente uretrocistoscopia e studio urodinamico.
Solo dopo un corretto inquadramento è possibile stabilire se l’iTind rappresenti una soluzione appropriata o se sia preferibile un’altra strategia terapeutica.


